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Annessi & Connessi
Per noi, i libri sono una faccenda personale. Benvenuto!
Postato da Legione il 17 Maggio 2015

http://annessieconnessi.net/una-notte-di-ordinaria-follia-a-filisdeo/

Un po’ di spacconate, un po’ di humor nero, un po’ di splatter, un pizzico di pulp: Una notte di ordinaria follia di Alessio Filisdeo è un mix ben equilibrato di scene di violenza allucinata, scene genuinamente originali e horror dagli accenti più classici. Questo ebook dalla brevità fastidiosa suona quasi come un antipasto ad [...]

 

Archivio del 2010

Primavera in Borgogna – L. Terenzoni

Postato da Legione il 17 Agosto 2010

Ci sono libri che anche con poche parole, riescono a coinvolgere il lettore nella narrazione. Libri che non hanno bisogno di essere ricercati o elaborati per essere interessanti. Autori che non necessitano di grandi schemi mentali per creare un intreccio accattivante. In particolare, nel genere cosiddetto “giallo”, a volte la semplicità di esposizione e di stile mette in risalto la trama ineccepibile, diventando così un esempio di gradevole letteratura.
E’ certo però, che per ottenere questi effetti positivi occorre essere dei narratori molto abili e smaliziati. Bisogna essere in grado di sapere come e quando calare le proprie carte, giocare con l’interesse del lettore, saperlo guidare esattamente dove si desidera, e poi spiazzarlo, facendogli tenere il fiato sospeso.
Questa abilità, purtroppo, manca nel libro di cui vogliamo parlarvi, Primavera in Borgogna, scritto dall’esordiente Luca Terenzoni e pubblicato dal gruppo Albatros Il Filo.
Questo volume viene presentato come un giallo ambientato nelle campagne della Borgogna, incentrato sul misterioso amministratore di un’azienda vinicola e sul suo oscuro passato.
Di fatto però questo libro non ha alcunchè di giallo, né di misterioso. La trama è molto debole e priva di mordente e di fatto il mistero non esiste. I pochi spunti di possibile interesse (la moglie dell’amministratore e il suo aspetto così dimesso; la collega dal passato triste) vengono polverizzati dal narratore onnisciente che provvede immediatamente a raccontare tutto quello che serve sapere, oppure attraverso dei monologhi inverosimili dei personaggi in questione, che senza apparente sforzo vuotano il sacco con il protagonista di ogni loro più intimo segreto.
Se la trama è scarna, la tensione è inesistente. Il protagonista si fa prendere dalle ansie sul suo datore di lavoro in modo sproporzionato rispetto ai sospetti che nutre, e la sua apprensione non si trasmette mai al lettore, che resta sempre molto in disparte rispetto alla vicenda.
L’espediente narrativo infatti è un’ irritante terza persona, una voce fuori campo, posizionata in genere sul protagonista, ma che cambia spesso imprevedibilmente prospettiva, con effetto spiazzante. Voce narrante che, disgrazia, osa anche rivolgersi direttamente al lettore, più di una volta.
I personaggi non ne escono meglio. Sono tutti completamente bidimensionali, senza volto e senza carattere, quando non sono dei perfetti clichè, come la moglie scialba dell’amministratore o lo stesso protagonista.
Lo stile è insicuro, senza una inclinazione, ricco di incertezze, farraginoso nella costruzione di periodi arzigogolati e a volte impreciso anche dal punto di vista grammaticale. Il lavoro di un buon editor avrebbe potuto quantomeno limitare questo aspetto. I dialoghi sono superficiali e artificiosi, l’uso dei punti esclamativi è inspiegabilmente frequente. Le poche informazioni in funzione dell’intreccio vengono proposte più e più volte in modo ridondante e fastidioso nel giro di una manciata di pagine, in alcuni casi vengono fornite dalla voce di due personaggi diversi e ripresi parola per parola. Non esiste una caratterizzazione del personaggio nel discorso diretto: un poliziotto ed una donna coinvolta emotivamente nella faccenda parlano esattamente allo stesso modo.
Tutto l’insieme risulta una summa di già visti e già letti, culminando in un finale degno del miglior Derrick.
In linea generale, purtroppo, non possiamo fare altro che prendere atto di aver letto opere certamente più ricche di contenuto e talento e più curate dal punto di vista stilistico e di editing, anche prodotti da scrittori esordienti.

Amore, miracoli e guarigione – A. M. Schoen & P. Proctor

Postato da Legione il 14 Agosto 2010

Che cosa significa amare gli animali? Il nostro comportamento nei loro confronti dovrebbe differire da quello che riserviamo ai nostri simili?
Non credo siano domande che ci poniamo spesso, al contrario, di solito chi ama e rispetta gli animali lo fa a modo suo, senza chiedersi se vi sia un modo giusto, uno sbagliato o, semplicemente, uno migliore.
Leggere Amore, miracoli e guarigione di Allen M. Schoen e Pam Proctor è stato illuminante sotto questo punto di vista.
Da qualche mese avevo perso la mia gatta a causa della leucemia felina e, ora, avevo un nuovo inquilino, un gattino vivace che però non sapevo gestire. Avevo anche provato a leggere un manuale sull’educazione del gatto ma con scarsi risultati. E poi è giunto questo regalo.
Finora ero convinta che il rapporto uomo-animale si basasse su un’educazione dell’animale, non avevo mai pensato che potesse invece trattarsi di un’educazione dell’uomo nei confronti dell’animale.
Senza retorica né eccessivo sentimentalismo, il libro del dottor Schoen racconta la sua lunga esperienza di medico veterinario, dagli studi improntati alla medicina veterinaria tradizione all’incontro con i metodi olistici.
Accanto ai numerosi successi — cani, gatti, cavalli curati con le erbe, l’agopuntura, una sana alimentazione — vi sono anche quelli meno fortunati, che nessuna terapia, purtroppo, è stata in grado di salvare. In parte perché la natura fa il suo corso, in parte perché gli animali sono ancora considerati di proprietà dei loro padroni che ne decidono la vita, e la morte.
Esemplare il caso di due ex coniugi che, per troncare ogni legame con il loro passato matrimonio, hanno deciso di far “addormentare” Kimo, il loro cane. Egoismo? Arroganza? Senso di onnipotenza? Purtroppo i casi che testimoniano questi nostri comportamenti nei confronti degli animali sono sempre troppo numerosi.
Comportamenti assurdi come dimostra la storia di quell’uomo che terrorizzava la sua cane lupo, Rosie, con continui rimproveri e insulti. L’uomo, di fronte alla diagnosi che riscontrava un problema psicologico del cane (dovuto al suo atteggiamento minaccioso) ha semplicemente risposto: “Non voglio un cane rammollito. Può tenerlo lei”.
L’approccio olistico del dottor Schoen mostra, invece, il lato sensibile degli animali, il legame che si può instaurare tra un gatto o un cane (o qualsiasi altro animale) e la sua famiglia adottiva. Mette in evidenza i successi ottenuti con l’uso di terapie come le erbe o l’agopuntura in combinazione a terapie e cure della medicina veterinaria tradizionale.
Uno dei pregi che ho riscontrato nel libro è stato il suo tono non didattico, capace di coinvolgere e interessare anche chi di veterinaria o medicina olistica conosce poco o niente.
Tante sono le storie raccontate, storie di amore e crudeltà, di diffidenza e devozione sia da parte degli animali nei confronti della loro “famiglia” sia di noi umani nei confronti di questi amici che non ci tradiscono mai e ci amano per quello che siamo, senza desiderarci diversi.
Amore, miracoli e guarigione è stato pubblicato dalla casa editrice “Impronte di luce” che si contraddistingue per un catalogo di libri in cui il rapporto uomo-natura, uomo-animali viene affrontato da un punto di vista innovativo.
Consiglio il libro a tutti quelli che amano gli animali e vorrebbero relazionarsi in modo più profondo e sincero con loro: le storie dei nostri amici a quattro zampe possono insegnarci molto più di quello che immaginiamo!

Recensione scritta da L’Imbrattacarte

Scheda: Primavera in Borgogna – L. Terenzoni

Postato da A&C Staff il 13 Agosto 2010

“Quello che lo colpì in modo particolare, ancora di più del suo look, fu l’espressione sul suo volto, che appariva stranamente pallido; sembrava che la donna avesse appena visto un fantasma”.

In “Primavera in Borgogna” viene affrontato il “ritorno alla vita” di Francesco, il direttore amministrativo di un’azienda del settore cartario nella provincia di Lucca, il quale, pur avendo raggiunto importanti traguardi sia in campo privato che professionale, si ritrova alla soglia dei 40 anni a mettere nuovamente tutto quanto in discussione, dopo essere stato lasciato dalla sua fidanzata storica a solo pochi mesi dal matrimonio.

L’occasione per poter ripartire da zero gli si presenta, in modo del tutto inaspettato, una mattina di primavera, mentre si trova all’interno delle mura di S. Gimignano, in Toscana.

Qui, infatti, incontra un imprenditore francese del settore del vino, il Sig. Jean-Marc Robin, che, dopo poco averlo conosciuto, propone a Francesco di andare a lavorare da lui in Borgogna, nella sua azienda vinicola.

Dopo aver riflettuto attentamente sulla proposta, Francesco decide di trasferirsi in Francia con l’intenzione di dare un indirizzo completamente nuovo alla propria vita, ma soprattutto con il fermo proposito di non rimanere mai più coinvolto in una relazione sentimentale stabile.

L’incontro con Ludivine, la sua nuova collega, personaggio tanto affascinante quanto complesso, renderà, però, le cose tutt’altro che semplici per Francesco.

Contemporaneamente, da un passato, solo apparentemente, lontano e dimenticato, inizieranno a riemergere lentamente gli inquietanti dettagli di un fatto di cronaca nera, che riguarda sia Ludivine che il Sig. Robin.

In un susseguirsi di colpi di scena, la Borgogna, con la tranquillità generata dai colori primaverili dei suoi paesaggi, fa da sfondo, nonché da contrasto, all’inquietudine di Francesco, il quale, per ritrovare la pace della sua mente, e non solamente della sua, arriverà a mettersi seriamente e pericolosamente in gioco, riuscendo però alla fine a ricollocare nel giusto ordine i vari pezzi del puzzle.

Titolo: Primavera in Borgogna
Autore: Luca Terenzoni
Casa editrice: Gruppo Albatros Il Filo
Anno di pubblicazione: 2010

Postato in Schede

Il re dei cani – C. Betti

Postato da Legione il 12 Agosto 2010

Questo piccolo romanzo storico di Claudia Betti, Il re dei cani, edito da ArpaNet, racconta una storia semplice e toccante. Segue da vicino l’esistenza di un uomo, lasciato volutamente senza nome, che fin dalla più tenera infanzia vive affiancato dai cani, che lo eleggono sempre, misteriosamente, come loro padrone e guida. Sullo sfondo, la dura realtà della guerra, la fame, la morte, la paura e la dura ricostruzione dell’equilibrio perduto.
Questo libro, quasi più un racconto che non un romanzo vero e proprio, ci ha colpiti per la sua semplicità. La storia è narrata in terza persona con un punto di vista distaccato e quasi sempre puntato sul protagonista, questo ragazzo senza nome e senza volto, che cresce ed attraversa le difficoltà della guerra e della vita. A tratti, la narrazione sequenziale viene interrotta da frammenti riferiti al presente del protagonista.
Accanto alla semplicità della storia abbiamo la prosa, che non è semplicistica, ma ben si accorda con ciò che racconta. Ci sono delle imperfezioni stilistiche: molti passaggi potrebbero essere ampliati, alcune volte il punto di vista del narratore si perde tra un personaggio e l’altro e spesso si cerca di esplicare dall’esterno quello che forse più efficacemente avrebbe potuto essere mostrato o lasciato sottinteso, permettendo alle azioni di parlare da sole; ma questi piccoli nei sono fisiologici in un’opera prima e comunque nulla che non possa essere migliorato con un po’ di esperienza.
La storia è chiara e lineare, forse un po’ volutamente favolistica, i personaggi sono appena accennati e tutti con un’accezione fortemente positiva, che contrasta con il contesto storico di grande durezza. Nella figura canina, a volte defilata ma sempre presente, si può riscontrare una simbologia di fedeltà e umiltà, che apporta al racconto una buona dose emotiva.
Nel complesso, Il re dei cani è un racconto toccante e delicato, che coinvolge il lettore con gentilezza e lo commuove, davanti ai suoi protagonisti umili ma veri e la naturale dimostrazione di affetto e dedizione tipica dei cani nei confronti del loro amico e padrone.

Invito in giardino – L. Brun

Postato da Legione il 9 Agosto 2010

Abbiamo letto questo piccolo interessante libro, Invito in giardino della piemontese Lina Brun. Piccolo volume ma ricco ed evocativo. A seguito di un’accurata ricerca, l’autrice ci porta a spasso tra le residenze nobiliari di Torino e dintorni, invitandoci a visitarne i giardini. Scopriamo così quelli rimasti quasi intatti attraverso i decenni, rimodernati e riportati agli splendori delle origini, magari nascosti in luoghi insospettabili e vediamo, grazie alle immagini riportate i disegni di quelle aree verdi che per vari motivi non esistono più.
Accanto a questi racconti di antichi fasti, troviamo stralci di ricette d’epoca che, in un modo più o meno diretto sono legati ai giardini ed ai frutti che è possibile trovare, con le relative indicazioni terapeutiche della saggezza popolare, scritte in un autentico e pittoresco italiano di inizio ’900.
Ci sentiamo di consigliare questo piacevole volumetto, corredato da foto in bianco e nero ed copie di antichi documenti, perchè con gentilezza porterà il lettore a passeggio tra antichi viali verdi e ne farà percepire gli aromi fragranti di un’epoca che non c’è più.

Ecco la storia – D. Pennac

Postato da Legione il 7 Agosto 2010

Trama: un dittatore sudamericano, preoccupato da una previsione che lo da linciato in pubblica piazza, assolda un sosia perché lo sostituisca. Un sosia, stanco della sua vita da copia, assolda un proprio sosia perché lo sostituisca. Un sosia, eccetera…

Prendere Pennac è quasi sempre un andare sul sicuro. Stavolta con Ecco la storia ero un po’ dubbioso, innanzitutto perché mia madre mi aveva sconsigliato questo libro in quanto sottotono rispetto agli altri, in secondo luogo perché dalla trama temevo di trovarmi di fronte ad un qualcosa alla Pirandello che, mi dispiace ammetterlo, non è esattamente tra i miei autori preferiti.

Io e mia madre, per fortuna, a volte ci sbagliamo. Anche se un libro così, è vero, alla schiera di lettura di Pennac ancora mi mancava! Il lavoro del nostro francese preferito è incredibile. Da una semplice favoletta morale riesce a tirare fuori biografie inventate a cui credere senza batter ciglio, autobiografie reali ma che non lo sembrano poi tanto, personaggi che non esistono ma dialogano con l’autore e lo invitano a cena e che vorremmo trovare a Parigi durante una delle nostre vacanze.

Tanti piccoli fiumiciattoli, riflessioni o opinioni, storie o verità, pensieri e racconti, piano piano fluiscono in un torrente di puro capolavoro per un romanzo che smette presto di esserlo, trasformandosi in qualcosa di molto più grande, e avvolgente.

Come se servisse, comunque sempre a confermare quale grande autore sia, il nostro Daniel Pennac.

Edito da: Feltrinelli. L’ho già detto altre volte, l’Universale Economica Feltrinelli è la mia collana preferita assieme a Lo Struzzo della Einaudi e agli Oscar Mondadori. Prezzo contenuto, traduzioni ottime, ottimi materiali, bellissime copertine.

Recensione scritta da RM

Eileen e il sogno di Velathri – E. S. Pietra

Postato da Legione il 4 Agosto 2010

Questo libro, scritto dalla italiana Elena Stefania Pietra è il secondo volume che racconta le vicende della fata Eileen. Del primo volume (Eileen e il salice del tempo) purtroppo non abbiamo traccia, ma abbiamo letto Eileen e il sogno di Velathri con la mente abbastanza aperta per poter comprendere anche gli aspetti della storia che per forza di cose ci sono oscure perchè esplicate nel primo volume.
Siamo rimasti molto sorpresi da questa opera. Innanzitutto è un fantasy italiano anomalo. La prima particolarità superficiale risiede nella sua lunghezza. Se c’è un genere letterario per il quale si versano litri e litri di inchiostro è proprio il fantasy, invece questo libro è piuttosto breve, circa 170 pagine. La seconda peculiarità è certamente l’ambientazione. Parliamo di fate e di viaggi nel tempo, ma in questo romanzo ci si concentra in particolar modo sull’epoca etrusca, decisione particolarmente originale e felice, considerando le origini italiane dell’autrice e i numerosi spunti per nulla usurati su cui poter far vertere la narrazione.
Ciò premesso, come dicevamo, questo romanzo ci ha sorpresi. Negativamente.
Il potenziale per un romanzo interessante c’era tutto, a saperlo sfruttare. Purtroppo il risultato è stato un libro raffazzonato, frettoloso, scevro di qualsiasi interesse.
La narrazione è inesistente: viene presentato solo un elenco di fatti ed avvenimenti, senza enfasi, in tono piatto ed uniforme. Gli eventi si susseguono rapidamente, senza mai porre l’accento sui passaggi importanti, senza una descrizione che sia una, di nulla. Le fasi regine dei fantasy sono i processi di crescita in cui il protagonista viene educato a questa o quella disciplina, impara e l’autore fa sì che anche il lettore impari con lui, facendolo immedesimare ancora di più nel mondo fantastico che sta leggendo. In Eileen niente di tutto questo accade mai. Le notizie originali non esistono, la formazione viene liquidata in poche righe, nessun dettaglio emerge. Il lettore non viene coinvolto in nessun aspetto della narrazione. Per contro, qua e là come insidiose trappole sono collocate zone di infodump, passaggi in cui il narratore fornisce informazioni al lettore su piccolezze o dettagli insignificati che avrebbe potuto mostrare, anzichè elencare.
Non possono certo uscirne meglio i personaggi: in questo romanzo scritto con l’acqua alla gola questi simulacri di uomini e donne sono bidimensionali e senza carattere, perfetti clichè e paradigma di banalità già viste. I dialoghi sono illeggibili, ovvii e scontati ed il più delle volte inutili.
La necessità di una revisione di editing è palese, sia dal punto di vista di quanto espresso qui che da quello della prosa. Frasi brevi che rendono il tutto ancora più frettoloso, ma infarcite di ridondanze e ripetizioni. Aggettivi casuali, inspiegabili, che dovrebbero descrivere i personaggi mentre in realtà appioppano etichette ingiustificate dai fatti o dalle azioni.
La creatività e l’originalità dello spunto della storia è stato apprezzato, ma vengono entrambe segate da certi aspetti triti e ritriti, già letti ovunque (Eileen in contatto psionico con il nemico cattivissimo, ad esempio, non ci ricorda forse un certo Harry legato a doppio filo con tal Voldemort?).
Insomma, questo romanzo sembra più il Bignami di un fantasy vero, elenca una serie di fatti, racconta una serie di dettagli poco interessanti, in formato decisamente condensato, senza appassionare il lettore, senza coinvolgerlo o interessarlo. Il colmo è che questa serie di romanzi ha anche un sito web di approfondimento (http://www.eileen.it/) e quindi ci chiediamo: ma queste notizie e curiosità non potevano essere più proficuamente inserite nella narrazione? Magari il prodotto risultate sarebbe stato di qualità maggiore.

I delitti della luce – G. Leoni

Postato da Legione il 1 Agosto 2010

Questo libro, I delitti della luce dell’autore italiano Giulio Leoni, è il secondo libro di una serie incentrata sulla risoluzione di enigmi misteriosi ambientati nella Firenze del 1300, con protagonista un fiorentino d’eccezione, Dante Alighieri.
Un veliero viene ritrovato arenato diversi chilometri dalla foce dall’Arno, carico di decine di uomini morti. In una stanza, viene rinvenuto un meccanismo misterioso, volutamente manomesso.
Da queste premesse si dipana una storia piuttosto ricca ed incalzante, nella quale le morti inspiegabili si susseguono, mentre Dante, priore di Firenze, si affanna per cercare la soluzione degli omicidi e il significato nascosto di tutto questo.
Giulio Leoni ha indubbiamente scritto un libro di valore dal punto di vista della prosa. E’ ineccepibile e scorrevole, e propone un narratore onniscente compenetrato nell’epoca che sta trattando, facendogli fare osservazioni e inserendo dettagli che calzano con il modo di vedere il mondo al quel tempo.
C’è da dire però, che in questo romanzo la risoluzione del mistero diventa un aspetto secondario rispetto al contesto storico, diventando forse un po’ poco verosimile. Ci troviamo quindi Dante che disquisisce di filosofia a due passi da un tafferuglio in piazza, oppure sempre Dante che corre a perdifiato per le vie della città, quando a 35 anni ce lo aspetteremmo come un posato uomo di mezza età più che uno scapestrato giovincello.
E’ forse questa la pecca principale di questo libro, il fatto di voler utilizzare Dante come protagonista dichiarato, dandogli una dimensione di quotidianità che, forse, non siamo abituati a leggere e a immaginarci. Abbiamo più volte storto il naso davanti al sommo poeta che parla come un Gil Grissom ante litteram, asserendo di voler ascoltare quello che il morto ha da dire sulla dinamica dell’omicidio e sul suo assassino…
Tolto questo stravaganze riguardo la verosimiglianza dei personaggi, l’intreccio è interessante ed originale e di certo incuriosisce il contesto storico ricostruito così con cura a fare da sfondo ad una vicenda dai toni noir.