Little Italy, opera prima dell’autrice Elisa Rossi, è un romanzo che, fin dalle prime pagine, manifesta la necessità di un pesante lavoro di revisione principalmente dal punto di vista dello stile e della struttura della storia.
Il testo è scritto in prima persona, collocandosi nella testa della protagonista femminile Arianna. Anche volendo passar sopra a certe descrizioni che di fatto la protagonista fa di se stessa e degli effetti che suscita nel protagonista maschile Nik, delineandosi come bellissima ed irresistibile, il punto di vista diventa labile quando l’autrice si trova a scrivere fatti ed azioni a cui non ha assistito e che non poteva conoscere.
Questo punto di vista piuttosto incerto si combina con la scelta stilistica (opinabile) dell’utilizzo del tempo imperfetto, rivolgendosi ad una seconda persona singolare che si incarna in Nik. Il lettore si trova quindi in mezzo ad un groviglio di tempi verbali, punti di vista variabili e personaggi indefiniti che risulta molto difficile da districare e da apprezzare.
A queste scelte stilistiche non proprio felici si aggiungono alcuni difetti indicativi della scarsa revisione a lavoro concluso: i dialoghi sono surreali, artificiosi e mal costruiti, rendendo caotico l’insieme, considerando anche che i pochi personaggi rilevanti si trovano a esprimersi in modo uniforme, simile l’uno all’altro.
Dando poi uno sguardo generale alla storia, laddove è possibile seguirne la trama principale, diluita da una profusione di dettagli indistinguibili tra utili e non, i personaggi sono stereotipati, senza profondità. Ci sarebbe anche da discutere sulla qualità stessa della storia, nel senso che noi personalmente abbiamo trovato la vicendad’amore narrata piuttosto banale e non particolarmente interessante.
In conclusione, possiamo dire che questo romanzo può essere considerato un esperimento, un primo tentativo letterario per l’autrice, confidando e augurandole che possa avere migliori e più proficue esperienze future.