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Annessi & Connessi
Sommessi consigli di lettura e promozione della scrittura di qualità. Benvenuto!
Postato da Legione il 5 Aprile 2013

http://annessieconnessi.net/everwild-n-shusterman/

Dopo lunga attesa, ecco il secondo episodio della “trilogia dei rubapelle”: Everwild, degnissimo seguito del da noi mai abbastanza osannato Everlost, nato dalla brillante mente letteraria di Neal Shusterman. Se in Everlost la protagonista indiscussa è appunto la dimensione di Everlost, una specie di limbo tra la vita e l’aldilà dedicato esclusivamente ai ragazzi, in [...]

 

Post Taggati ‘film da romanzi’

An education – regia di L. Scherfig

Postato da Legione il 4 Marzo 2013

Anni ’60. Jenny ha 16 anni ed è oggetto del sogno ambizioso dei suoi genitori di entrare ad Oxford. Ama la Francia e sognare ad occhi aperti, vorrebbe concedersi qualche divertimento ma deve concentrarsi sullo studio e tutto le è precluso. Finchè un giorno incontra David, bello, maturo e sicuro di sè, che la affascina e le fa conoscere un mondo che aveva solo immaginato, ma a caro prezzo.

An education
è un film del 2009 di Lone Scherfig e sceneggiato da Nick Hornby. Nonostante il nostro amore dichiarato per Hornby, siamo costretti ad ammettere che questo film non è esattamente un successone. Forse il piglio graffiante e caustico dell’autore rende meglio sulla carta che non in un film (ma anche no, visto Alta Fedeltà) o forse è semplicemente un’opera non proprio riuscita (in fondo può capitare anche ai migliori). La storia è interessante ma la dinamica è lenta, lentissima… con una sensazione di fondo opprimente e deprimente che dopo il primo terzo del film diventa dominante, per arrivare al suo culmine nel finale.
C’è un sapore non ben chiaro in questa sceneggiatura, un sapore che non siamo soliti riconoscere nell’Hornby più classico. Sembra che, in fondo a tutto, ci sia una specie di moraletta di stampo ormai anacronistico e buonista (studia e fai la brava perchè le tentazioni sono ovunque e si presenteranno sottoforma di un galante giovanotto poco di buono che da te vuole solo una cosa) che delude un po’.
L’attrice protagonista, Carey Mulligan, è senza dubbio molto brava in una parte difficile, un viso pulito acqua e sapone ma un’espressività profonda ed adulta che ben si attaglia al ruolo. Il belloccio di turno, Peter Sarsgaard, invece, ci è risultato assolutamente fastidioso, ben al di là del sentimento di fascino ammaliante che invece avrebbe dovuto suscitare. Se per buona parte del film è, diciamo, tollerabile, nella parte finale del film è un crescendo di indisponenza.
Insomma, un film che si lascia senza dubbio guardare, giusto per la curiosità di vedere come va a finire e qualche moto di spirito per un personaggio-macchietta (un ottimo Alfred Molina nel ruolo del padre di Jenny, bigotto soffocante e generalmente ignorante), ma che una volta giunto a termine lascia abbastanza indifferenti.

Lo Hobbit, un viaggio inaspettato – regia di P. Jackson

Postato da Legione il 10 Gennaio 2013

http://annessieconnessi.net/lo-hobbit-un-viaggio-inaspettato-regia-di-p-jackson/

In tutte le grandi storie che si rispettino, c’è sempre qualche aspetto che va approfondito, qualche sottotrama che merita un ampliamento o più semplicemente le avventure complesse fondano le loro radici in un passato e in altre avventure che meritano di essere raccontate.
E’ questo lo scopo di Tolkien nello scrivere Lo Hobbit: raccontare le vicende che hanno preparato il fato a compiersi ne Il Signore degli Anelli.
Peter Jackson si è cimentato nella trasposizione cinematografica anche di questo romanzo, che a confronto della più famosa trilogia altro non è che un timido libretto, più fortemente orientato ad un pubblico giovane.
Ne è nata un’altra trilogia, della quale Un viaggio inaspettato è il primo capitolo.

L’impressione generale che ne abbiamo è positiva: uno sforzo stilistico che regge il confronto con i titolati predecessori, buoni gli attori, sempre superlativi i costumi, ottimi gli effetti speciali e le ambientazioni, semplicemente mozzafiato i paesaggi.
Qualche nota negativa però è presente. Sicuramente la lunghezza: più di due ore e mezza di film non avrebbero risentito di una sforbiciata, in particolare all’inizio, dove il ritmo lentissimo fa perdere un po’ dell’entusiasmo dettato dalla curiosità. Altra pecca l’abbiamo riscontrata nel doppiaggio di Gandalf (siamo nostalgici, e quello tradizionale ci piaceva più dell’attuale Proietti) e, curiosamente nel suo trucco: nei primi piani ci è sembrato talmente mal fatto che abbiamo pensato non fosse nemmeno Ian McKellen.
Per il resto tutto in regola, come ogni appassionato si aspetterebbe: qualche scena di troppo con il principe Thorin in modalità Braveheart, un Gollum schizofrenico più che mai, torme di orchi e troll e goblin, tanti da togliersi ogni voglia.
Il vero grande assente, non per colpa del film ma perchè latitante proprio nell’opera originaria, è l’individuazione di un vero e proprio antagonista. Nel romanzo Bilbo e compagni si trovano a fronteggiare orde di creature malvagie ma di fatto indistinte, mentre nel film è stato utilizzato l’espediente dell’ orco pallido per creare un avversario a Thorin, in attesa di incontrare il terribile Smaug (che ci incuriosisce moltissimo!).

Insomma, un film da vedere per tutti gli appassionati del genere, con qualche digressione e approfondimento preso dalle appendici de Il signore degli anelli, sempre pertinenti. Non all’altezza della trilogia ma sempre un degno e piacevole spettacolo.

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Mysterious skin – regia di G. Araki

Postato da Legione il 25 Dicembre 2012

Cittadina della provincia americana. Un ragazzino, Neill, a soli otto anni, viene fatto oggetto degli abusi sessuali dal coach della sua quadra di baseball, reiteratamente per diversi mesi. Nello stesso periodo Brian, suo coetaneo e concittadino, viene rapito dagli alieni, causandogli vuoti di memoria e frequenti epistassi.
Con il passare degli anni, i due ragazzi vivono le loro vite infuenzate da questi due avvenimenti: Neill accetta la propria omosessualità ed inizia a prostituirsi mentre Brian cerca informazioni ed indizi sul rapimento alieno facendolo diventare il suo unico interesse e scopo.
Le loro strade a distanza di molti anni si incroceranno di nuovo e sopraggiungerà finalmente chiarezza per entrambi, ma ad un prezzo molto alto.

Questo film del 2004 di Gregg Araki, Mysterious skin, costituisce una di quelle esperienze destabilizzanti che lasciano un senso di orrore e distaccamento dalla realtà allo spettatore. E’ di certo un film non adatto agli stomaci deboli, poichè l’argomento trattato è profondamente disturbante, sebbene sia maneggiato con una sensibilità ed una schiettezza difficile da rintracciare in altri titoli analoghi.
Bravissimi i due giovani protagonisti, Joseph Gordon-Levitt brilla per espressività e credibilità in una vera prova d’attore, in una parte che avrebbe fatto tremare le vene ai polsi a qualunque altro collega più consumato.
Tratto dal romanzo omonimo di Scott Heim, ne mutua la narrazione soggettiva, rendendo la angosciosa vicenda ancora più cruda e vibrante.
Senza dubbio film come questo trasmettono con efficacia il messaggio secondo il quale il vero orrore non si manifesta in zombie, fantasmi, mostri o alieni, ma si può nascondere nella quotidianità, nella routine, nella distrazione delle madri, negli incubi dei bambini. Un film da vedere con consapevolezza ed un po’ di coraggio, ma assolutamente notevole.

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Shutter island – regia di M. Scorsese

Postato da Legione il 21 Dicembre 2012

1954. Teddy Daniels e il suo vice Chuck, agenti federali, arrivano sull’isola di Ashecliffe ad indagare sulla sparizione di una donna infanticida in cura nell’ospedale psichiatrico criminale residente sull’isola. A causa del maltempo, i due si trovano nell’impossibilità di rientrare sulla terraferma, e le indagini, bruscamente interrotte con il ritrovamento della donna, iniziano a scoprire attività sospette celate sotto la rigorosità scientifica dell’istituto.
Ma, grattando sotto la superficie, qualcos’altro cova sotto la cenere, perchè niente è come sembra.

Il crepuscolare ed evocativo film di Martin Scorsese, Shutter island, nasce dal meno noto romanzo L’isola della paura che abbiamo segnalato tempo fa. Cast d’eccezione, dallo spettacolare Leonardo di Caprio che diventa di fatto protagonista assoluto della sua storia, a un sinistro Ben Kingsley, un empatico Mark Ruffalo e una disperata e bellissima Michelle Williams, per un film che parte come un poliziesco e finisce come un thriller psicologico dalle tinte inaspettate.
L’ambientazione è degna dei migliori film horror, quasi un clichè per chi bazzica nell’ambiente dei videogiochi. Addirittura i tempi che scandiscono i movimenti dei personaggi e i tratti salienti della trama vanno in un crescendo di claustrofobia oscura nel male di paripasso con la presentazione di elementi importanti per districare la storia, esattamente come succede nella maggior parte dei videogiochi horror.
Il film infatti di per sè non stupisce con effetti speciali o con evoluzioni di trama imprevedibili, bensì si concentra sulle vicende umane, focalizzandosi in un primo momento sulle evidenti criticità del manicomio e dei ricoverati e poi, avvitandosi su se stesso, sulle uniche vicende umane che abbiano mai avuto davvero importanza, quelle di Teddy.
E’ un film questo che, con un altro regista e un altro cast, avrebbe potuto essere più che mediocre ed invece è un piccolo capolavoro nella sua semplicità, sia per la magistrale regia (e non poteva essere diversamente) che per la bravura indiscutibile degli attori. Di Caprio regge di fatto da solo l’intero film, con una espressività sconcertante.
Assolutamente consigliato agli amanti del genere.

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Resident Evil: Retribution – J. Shirley

Postato da Legione il 23 Ottobre 2012

Ok, ammettiamolo. Ci pregiamo di essere lettori onnivori e non di farci fermare da nulla, ma probabilmente in questa occasione abbiamo trovato un nostro limite.
Conosciamo a grandi linee la trama della fortunata serie di videogiochi Resident Evil, e la relativa produzione cinematografica: senza dubbio questo romanzo tratto dall’ultimo film Resident Evil: Retribution rende onore a pieno titolo al materiale storico.
Il romanzo, così come videogiochi e film, si colloca nel genere horror splatter: una profusione di scene d’azione dettagliate a puntino con dovizia di particolari sanguinolenti che coinvolgono zombie e mutazioni genetiche, e protagonisti buoni e cattivi quasi inarrestabili sono le caratteristiche principali del libro.
La trama secondo parametri classici è debolina, nel senso che in circa 300 pagine succede concretamente poco e con scarsa risonanza, mentre ampio respiro viene dato alle scene di azione e di violenza.
L’autore, John Shirley, è lo stesso che ci ha deliziati qualche mese fa durante la lettura di Bioshock: Rapture: nasce come scrittore poliedrico proprio del genere splatter, ma in quel romanzo ha dato secondo noi il suo meglio nel ruolo di scrittore di una fantascienza di grande qualità e potenza evocativa. In Retribution la sua sapiente mano si riscontra nella qualità intrinseca del romanzo, che da spessore a personaggi altrimenti un po’ poveri e stereotipati attraverso introspezione e pensieri e concedendo qualche apertura anche sulla storia della protagonista Alice e su flashback degli episodi precedenti.

Un romanzo molto aderente al genere in cui si ascrive, quindi, che consigliamo agli appassionati del genere splatter, dallo stomaco forte e dall’alta soglia di impressionabilità, per una lettura assolutamente di svago e senza troppi pensieri.

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Scheda: Resident Evil: Retribution – J. Shirley

Postato da A&C Staff il 13 Ottobre 2012

IL MIO NOME E’ ALICE E QUESTA E’ LA MIA STORIA…

…LA STORIA DI COME SONO MORTA.

Proprio quando pare aver trovato un rifugio sicuro, libero dai non morti, Alice viene rapita dai suoi ex datori di lavoro della Umbrella Corporation.

Dopo aver ripreso conoscenza, si ritrova intrappolata nel più terrificante scenario immaginabile.

IL ROMANZO UFFICIALE DEL FILM

Il 28 settembre esce in tutte le sale cinematografiche del mondo il nuovo episodio della serie campione di incassi Resident Evil, interpretato da Milla Jovovitch e diretto da Paul W. S. Anderson. Il film è ispirato al videogioco survival-horror di Capcom, Resident Evil.

Per l’occasione Multiplayer.it Edizioni pubblica il riadattamento letterario che è stato affidato all’autorevole John Shirley, scrittore statunitense di fantascienza cyberpunk, noto in particolar modo per aver steso la sceneggiatura del film “Il Corvo”.

Sinossi:

Il T-virus continua a devastare la terra, trasformando la popolazione mondiale in un’orda di mostri assetati di sangue. Ritrovati i suoi amici e i suoi nemici – Rain Ocampo, Carlos Olivera, Jill Valentine, Ada Wong, Leon Kennedy e anche Albert Wesker -

Alice deve lottare per sopravvivere e ritornare alla realtà. Il conto alla rovescia è iniziato e il destino della razza umana è nelle sue mani.

l’autore

L’eclettico e autorevole John Shirley è noto per il suo contributo alla fantascienza cyberpunk, così come per la suspense (come nei romanzi Spider Moon e The Brigade), per le storie e i romanzi horror e per i lavori cinematografici sempre di stampo horror. La sua sceneggiatura più celebre è quella del film Il Corvo, del quale è stato lo sceneggiatore iniziale, prima che David Schow rimaneggiasse la sceneggiatura. Ha anche scritto sceneggiature per Star Trek: Deep Space Nine e Poltergeist. Da citare i suoi primi, intensi e espressionistici romanzi horror come Dracula In Love e Cellars che hanno influito sul movimento Splatterpunk nell’horror, e sul successivo movimento “bizarro”.

L’opera di Shirley spazia nei toni dal surreale, al crudo naturalismo, all’incubo. Shirley è anche uno scrittore di canzoni ed un cantante, avendo capeggiato numerose band punk, compresa la band di New York Obsession, che è stata registrata dalla Celluloid Records. Ha scritto testi per i Blue Öyster Cult, come ad esempio diverse canzoni dell’album Heaven Forbid.

Hunger Games – regia di G. Ross

Postato da Legione il 5 Maggio 2012

Nel grande stato di Panem, a memoria di un’antica rivolta soppressa nel sangue, ogni anno prendono vita gli Hunger Games: un mortale reality show al quale sono costretti a prendervi parte due ragazzi per ciascuno dei dodici distretti, a sollazzo degli abitanti della capitale. Uno solo resterà in vita, in una lotta di sopraffazione e sopravvivenza. In uno dei distretti più poveri, la sedicenne Katniss si offre volontaria per salvare la vita alla sua sorellina Primrose. Forse, quest’anno, il dodicesimo distretto avrà un vincitore.

Questo l’incipit del film campione di incassi sbarcato il pimo maggio in Italia nelle sale: Hunger Games, diretto da Gary Ross. Tratto dall’omonimo romanzo di Suzanne Collins, questo film in apparenza si rivolge al target (ormai rodato) dei giovani adulti, sulla scorta dei successi di Harry Potter e Twilight. Alla proiezione però ci si accorge ben presto di essere di fronte a qualcosa di diverso, che coinvolge nel profondo spettatori di tutte le età, anzi, in particolare quello adulto.
In questo densissimo film (poco meno di due ore, così intense ed incalzanti che sembrano durare giorni interi) sono infatti presenti sfumature che solo un occhio più maturo può recepire ed apprezzare: degli spietati Hunger Games emerge non solo l’insensatezza della crudeltà gratuita e senza scopo, ma anche il gusto del sadismo, del voyerismo, del piacere morboso nel veder soffrire gli altri (in questo caso di un gruppuscolo di giovani terrorizzati che cercano di salvarsi la vita nonostante i furbi e gli addestrati ad uccidere), l’iniquità sociale, la strumentalizzazione dei sentimenti, la necessità di essere unici, di farsi ricordare per sopravvivere in una spettacolarizzazione della vita e della morte.
Apprezzabili comunque anche le altre chiavi narrative, quali l’aspetto sociale (la rivolta dei distretti poveri nei confronti della capitale, sfumatura appena presente in questo film ma che si svilupperà in modo più ampio nei prossimi episodi), l’aspetto avventuroso/violento (ottimo l’espediente già noto della telecamera a mano per le scene più concitate e cruente, in un gioco ancora più angosciante di visione ed intuizione della violenza) e l’immancabile, sigh, aspetto romantico, che in questo caso viene almeno proposto in un’accezione del tutto originale ed interessante.

Ottima la regia, che come detto ha saputo concentrare in poco tempo una quantità di eventi con una tale efficacia da catapultare lo spettatore nel tempo della storia, distogliendolo dal reale passare del tempo, come solo i grandi registi sanno fare.
Ottima la scelta degli attori, brillante Jennifer Lawrence, ormai osannata in tutte le occasioni, molto adatta e credibile nella parte della giovane guerriera, trasmette bene tutta la vasta gamma di sentimenti che Katniss prova. Un personaggio decisamente sfaccettato, questo, che lascia molti spunti aperti e sospesi, vitale, forte e al contempo fragile, mai banale o prevedibile.

Desideriamo aprire una piccola parentesi riguardo quello che ormai sembra infiammare nel profondo tutti i recensori in questi ultimi mesi: la somiglianza tra Hunger Games ed il meno noto e più crudo omologo giapponese, Battle Royale. E’ inutile fare mistero del fatto che l’idea fondante di Hunger Games non sia particolarmente originale: prima e dopo Battle Royale questa è stata infatti sfruttata più o meno indirettamente dalla cinematografia e dalla letteratura internazionale di genere. C’è da dire però che effettuare un paragone tout court tra HG e l’opera giapponese sia quantomeno semplicistico e superficiale. Senza dubbio Battle Royale è molto più incentrato sulla violenza, sulla crudezza senza esclusione di colpi nè censure, cristallizzando i personaggi in riconoscibili stereotipi.
Lo scopo di Hunger Games invece non risiede nella violenza, e non vi indulge più del necessario, perchè i suoi scopi sono altri: attraverso il gioco e la crudeltà gratuita mostra un mondo gretto e conformista, mette in luce gli aspetti sociali e psicologici della morbosità, della violenza vista dal di fuori, al sicuro, della sopraffazione, della mera crudeltà. In Hunger Games i tributi sono, infatti, solo pedine anche quando sono carnefici, perchè vittime, tutti, di un sadico volere superiore.

In attesa di leggere l’intera opera della Collins, consigliamo vivacemente la visione di questo film, che vi rapirà per due ore ma saprà lasciarvi qualcosa, dentro, che probabilmente sarà amaro e profondo, sulla nostra vita e la società e che saprà turbarvi molto più a lungo.

Per acquistare i romanzi di Suzanne Collins consigliamo Amazon:
Hunger games
La ragazza di fuoco.
Il canto della rivolta.

Coraline e la porta magica – diretto da H. Selick

Postato da Legione il 4 Settembre 2011

coraline-movie-poster Tempo fa abbiamo parlato del romanzo per ragazzi Coraline di Neil Gaiman; a distanza di un anno abbiamo finalmente visto il bel film di animazione diretto da Henry Selick, Coraline e la porta magica del 2009.

La sensazione generale è di avere davanti un prodotto cinematografico di alto livello. La cura profusa per la realizzazione di ogni sua parte, infatti, brilla per attenzione e cura del dettaglio (non a caso sono stati necessari 3 anni di produzione). Il film nelle sale è stato proiettato in 3D, ma anche sullo schermo domestico mantiene una qualità elevatissima. La tecnica di realizzazione è quella dello stop motion, che come è noto permette di dare una tridimensionalità tutta particolare rispetto all’animazione classica.

Coraline e tutti i personaggi sono caratterizzati benissimo, con le movenze e le espressioni dei volti. Non ci si può non appassionare alla vicenda a tinte fosche della piccola undicenne, anche con un discreto filo di apprensione per la sua sorte. La storia, come il romanzo di Gaiman da cui è tratta, si incentra sul rapporto genitori/figli, che a volte può essere morbosamente malato, ma anche sulla simbologia della vista, come possibilità di vedere la realtà e quindi formarsi una mente aperta e critica, invece di decidere di non vedere e restare quindi prigionieri nella visione ristretta del mondo che ci vogliamo costruire, una reggia dorata in cui tutto è bello e non ci sono problemi, perchè non si presta attenzione a quello che invece ci circonda.
Menzione speciale va riservata alla colonna sonora, completamente originale, pregevolissima e dolcemente malinconica e sinistra, che completa il quadro di questo piccolo capolavoro di animazione consigliato ai bambini di tutte le età.

Sei interessato?
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