splash
Annessi & Connessi
Per noi, i libri sono una faccenda personale. Benvenuto!
Postato da Legione il 17 Maggio 2015

http://annessieconnessi.net/una-notte-di-ordinaria-follia-a-filisdeo/

Un po’ di spacconate, un po’ di humor nero, un po’ di splatter, un pizzico di pulp: Una notte di ordinaria follia di Alessio Filisdeo è un mix ben equilibrato di scene di violenza allucinata, scene genuinamente originali e horror dagli accenti più classici. Questo ebook dalla brevità fastidiosa suona quasi come un antipasto ad [...]

 

Archivio del 2013

Scheda: Una giornata lunga un giorno – G. Giancavallo Scrafoglia

Postato da A&C Staff il 31 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/scheda-una-giornata-lunga-un-giorno-g-giancavallo-scrafoglia/

Un evento esterno, la morte di una anziana signora, coinvolge la sfera privata di un signorino di mezza età, lo chiama in causa come testimone nella ricerca della verità. Parte da qui lo spunto investigativo che proseguirà su due livelli narrativi sovrapposti: da un lato il confronto col commissario che tenta di dare un ordine esterno agli eventi; dall’altro la riflessione più profonda e matura che interessa invece il personaggio principale. Indagando sul caso, il protagonista si trova ad affrontare ricordi e reminiscenze, riflessioni sulla propria identità, sul senso della solitudine, in una ricerca di ordine e di senso che porta il lettore a scandagliare un mondo del tutto psicologico e onirico, quello della sua interiorità, fatta di contraddizioni e fragilità descritte con l’ironica consapevolezza dei propri limiti e delle proprie manie.
In particolare, la morte della signora attraversa il racconto suggestionando il lettore, portandolo alla riflessione sulla minaccia della non-vita, su tutto ciò che nella società civile e umana può perire irreversibilmente; inoltre, il confronto del signor Scafroglia con Giuditta, sposta l’attenzione sulla dicotomia “raziocinio-istinto”, “giustizia-ingiustizia”, lasciando al lettore il ruolo di giudice.

l’autore

Mi chiamo Luca Sciarma ed abito a Perugia. Ho 44 anni, una maturità commerciale ed una formazione universitaria in Agraria. Piuttosto che coltivarli – gli ortaggi -, ho preferito cucinare quello che viene dal campo, ecco per cui ora faccio il cuoco.

Ho incontrato la scrittura una sera a cena dopo aver bevuto una Coca-Cola. Non so quanto c’era di Cola, ma è stata così stimolante che ho passato alcune ore notturne disteso su un foglio di carta con in mano una penna. Lì ho concepito la bozza del racconto per intero, la stesura complessiva è stata abbastanza lineare nel tempo, senza eccessivi ripensamenti. Il racconto è in parte autobiografico e questo lo ritengo normale dato che si parte sempre da un punto, che è il proprio. Per il resto la storia è puramente inventata… ma questo si capisce.

Ultimamente mi sto dilettando a scrivere brevi testi in rima per ragazzi. Con uno di questi sono arrivato in finale in un concorso nazionale.

Scheda: Tango irregolare – S. Medaglia

Postato da A&C Staff il 28 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/scheda-tango-irregolare-s-medaglia/

Un viaggio assurdo, violento, rocambolesco, colmo di sfide e di premi come il tango e l’amore, il cui percorso si declina in sfumature via via più profonde e disegna le realtà contrastanti di due diversi continenti.
La personalità dei protagonisti si delinea nel confronto tra passato e presente, tra “prima e dopo”, attraverso le esperienze fisiche ed emotive che li condurranno alla maturazione e alla consapevolezza di sé.
Un viaggio soprattutto interiore, che propone differenti angoli visivi ed infinite prospettive di pensiero, grazie ai quali il lettore stesso può modulare l’intensità delle proprie emozioni e scegliere quelle da trattenere per sé anche dopo, oltre la lettura.

l’autore

Stefano Medaglia nasce a Milano nel 1960, ma trascorre l’infanzia nella campagna varesotta, dove cresce a contatto con la natura selvaggia dei luoghi. 
Nell’adolescenza, a tenergli compagnia saranno le frequentazioni letterarie di Proust, Marquez, Pavese e altri autori contemporanei e le incursioni silvane negli amati boschi, e sarà fatalmente attratto dallo studio del pianoforte e dalle sonorità suadenti del jazz e dello swing.
Terminato il liceo, si iscrive alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, e nel 1982 pubblica un racconto sulla pagina culturale del quotidiano sardo “L’isola”, sua prima esperienza con il mondo della scrittura impegnata.
All’inizio degli anni ottanta, la frequentazione di musicisti di talento che eseguono le affascinanti musiche brasiliane farà virare la sua passione per la musica verso la chitarra e il Sud America, conducendolo ad esibirsi in concerti dal vivo con numerosi artisti.
Dopo la laurea, inizia la carriera professionale con un proprio studio nel capoluogo lombardo. Ancora una volta, la passione per la scrittura lo spinge a partecipare a un concorso letterario in internet: il suo racconto “Quella notte eravamo in dodici” non vince, ma ottiene molti riconoscimenti spontanei dai lettori della Rete.
“Tango Irregolare” è il suo primo romanzo, pubblicato nel settembre 2013 dalla Editoriale Fernando Folini.

Scheda: Racconti dal focolare – C. Dickens, F. Zamparini

Postato da A&C Staff il 25 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/scheda-racconti-dal-focolare-c-dickens-f-zamparini/

Charles Dickens, “l’uomo che ha inventato il Natale”, in una raccolta di 5 racconti inediti in Italia, narrati nello stile della tradizione anglosassone di radunarsi attorno al fuoco, raccontando a turno una storia.
Edizioni speciali pubblicate dall’autore in occasione del Natale, prendono forma nella prima traduzione italiana, a cura di Federica Zamparini.

l’autore

Charles Dickens, romanziere inglese tra i più celebri nella storia della letteratura, nasce il 7 febbraio 1812 a Portsmouth, trasferendosi presto a Londra insieme alla famiglia.
Conosce fin dall’adolescenza una profonda passione per la lettura, sebbene sia costretto a dedicarsi al lavoro manovale in seguito all’arresto del padre, esperienza che lo segnerà a vita costituendo la base delle due invenzioni letterarie.
Ottiene il primo grande successo nel 1837, con l’uscita di “Oliver Twist” e di “Quaderni di Pickwick”, pubblicati in fascicoli a puntate, inaugurando un periodo di grande creatività nel quale crea le sue opere maggiori, che terminerà con l’uscita di “David Copperfield”, rendendolo famoso in Europa e negli Stati Uniti.
Nel 1867 si ammala gravemente, riprendendosi a fatica e nel 1869 comincia a scrivere la sua ultima opera, “Il mistero di Edwin Drood”, rimasta incompiuta. Muore il 9 giugno 1870 in seguito a un’emorragia cerebrale ed è sepolto nel Poet’s Corner presso l’abbazia di Westminster.

Federica Zamparini, traduttrice, insegnante e consulente linguistica, nasce in un piccolo centro nel cuore dell’Italia, ma fin dall’infanzia sviluppa interesse verso le lingue e le culture straniere, viaggiando e apprendendo fluentemente l’inglese. Grazie a un curriculum accademico dedicato allo studio delle lingue europee e alla naturale attitudine per la scrittura, si avvicina al mondo della traduzione specializzandosi in ambito editoriale.

Lo Hobbit, la desolazione di Smaug – regia di P. Jackson

Postato da Legione il 24 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/la-desolazione-di-smaug-regia-di-p-jackson/

***ATTENZIONE! IRONIA E SPOILER!***

Prosegue l’avventura di Bilbo Baggings e dello squadrone di nani alla volta della riconquista del regno sotto la montagna. La desolazione di Smaug entra nel vivo ciccioso della storia, in due ore e quaranta di film succede proprio di tutto.
Entramo nel cuore di Bosco Atro e ci perdiamo nei suoi infidi meandri, facendo la conoscenza (toh, guarda! una ragnatela *enorme*, perchè non la punzecchiamo un po’?) con varie oscure (e schifose) creature. Ma soprattutto incontriamo gli elfi silvani, ritrovando l’algido viso di Legolas e del suo più che amichevole padre: si sa, a furia di stare sepolti dentro una foresta asfittica, tagliati fuori dal mondo esterno, tanto teneri non si può essere. E di freccia in freccia, tra aspiranti amici che diventano nemici ma poi ridiventano amici (forse, per ora e per un po’), e di elfiche grazie infilate di forza all’interno della storia, i nostri arrivano finalmente alle porte di Erebor dopo indicibili fatiche e aver sbocconcellato la squadra di nani. E arrivano agli ingressi proprio nel momento giusto, ma la porta non si vede e dopo tipo dieci minuti di tentativi il nostro Thorin Scudodiquercia e Occhiofiero, condottiero di eserciti nanici e forgiatore di stampi per biscotti, il Thorin che vuole smuovere un *drago* per riprendersi il suo trono, smolla la preziosa chiave e se ne va scornato. Logico.
Ma alla fine l’intervento risolutivo del nostro hobbit dall’àplomb british fa aprire comunque il portoncin… ehm, la porta magica per il regno sotterraneo e quindi tutto bene.
Ma invece di festeggiare con una merenda hobbit, i nani mollano due pacche sulle spalle a Bilbo: “vai caro, trovami l’archengemma, ma mi raccomando, cerca di non svegliare il drago eh! Noi stiamo qua e ti guardiamo le spalle! Vai caro, vai!”.
E così, Bilbo sentendosi un peletto fregato si incammina nelle viscere di Erebor. Ben presto ci accorgiamo che cercare quel gingillino prezioso non è che sia proprio una passeggiata: in un salone che nemmeno il deposito di Zio Paperone è conservato un tesoro vastissimo, oltre che un draguccio serpentiforme dall’eloquio forbito. Visto che Bilbo da solo non riusciva a quagliare, accorre Thorin e con un grande gesto di amicizia (l’avrebbe affettato lì per lì) riprende in mano la situazione e decide di… no vabbè, questa non ve la dico perchè è troppo furba e non posso spoilerarvi proprio tutto, men che meno il finalone col botto.

Comunque, al di là della facile ironia (in fondo tutta la fantasy sta a cavallo tra il fantastico e l’idiozia, dipende da con quali occhi la si guarda), La desolazione di Smaug è un film pregevole. L’ho visto in 3D e ha fatto la sua bella figura: non se n’è sentito l’abuso ma anzi è sempre stato funzionale all’apprezzamento delle scene.
C’è però qualcosa che stona, in questa rilettura cinematografica, e non parlo solo dell’aggiunta a tavolino della figura di Tauriel e del ricamo pseudoromantico costruitole attorno (talmente assurdo che gli stessi protagonisti hanno la faccia poco convinta mentre recitano), che si vede lontano chilometri per quanto poco è amalgamato nella storia. I dialoghi sono forzati, in particolare quelli tra gli elfi, e alcuni comportamenti un po’ assurdi, per quanto attinenti al romanzo, potevano essere reinterpretati in un modo un po’ più profondo e introspettivo invece di essere solo spiattellati così nell’assurdità.
Senz’altro un filmone, perchè gli attori sono tutti bravissimi, vista anche la coralità dell’interpretazione, ma forse subisce un po’ l’eccesso della CGI che in pratica domina tutte le scene, costruendo legioni di comparse (oltre che tre cattivi più il Cattivissimo per eccellenza, Sauron, che si manifesta in forma umanoide e che ricorda un po’ lo Shrike di simmonsiana memoria), ambienti, draghi, ecc. e che fanno compiere alla storia un altro gradino sulla scala del surreale.
Ma comunque, ironie a parte, il terzo episodio me l’andrò a vedere eccome!

Recensione scritta da Sayu

Ti interessa questo film? Acquista il romanzo su Amazon! Lo Hobbit

E acquista il dvd del primo episodio Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato (2 Dvd)

Cyber Tokio – A. Monterisi

Postato da Legione il 22 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/cyber-tokio-a-monterisi/

In una distopia ultramoderna rigidamente suddivisa in caste e stratificata anche fisicamente, a una ragazza qualunque viene riconosciuta un’intelligenza tale da consentirle di avanzare di livello e di affrancare quindi lei e tutta la sua famiglia dal degrado e dalla fatica del suo livello natìo.
Ma per una questione burocratica le viene imposto un miglioramento molto inferiore al suo diritto, per lei sola. Pur di non separarsi dalla famiglia, la giovane decide di opporsi alla decisione degli esaminatori, costituendo quindi un pericoloso precedente di sovversione al sistema. Da qui una serie di eventi dall’ampia portata faranno della ragazza un simbolo di rivolta, con conseguenze (im)prevedibili.

Cyber Tokio di Antonella Monterisi è un racconto pubblicato in formato eBook da La Mela Avvelenata e costituisce una piacevole lettura. Sebbene di primo acchito sia la distopia disegnata che lo sviluppo della trama sulla ribellione facciano pensare nettamente ad Hunger Games, al punto da poterne identificare addirittura un paio di battute, nel complesso il racconto è gradevole e piuttosto ben congeniato.
Spiace, come spesso accade in circostanze analoghe, il fatto che la breve lunghezza del testo non consenta un approfondimento della trama e quindi un maggior spessore alla vicenda e alla distopia creata: la parte divertente dello scrivere (e del leggere) fantascienza è immergersi in una realtà diversa da quella che conosciamo, aver modo di poterla studiare e immaginare sotto molteplici aspetti la rende realistica ed evocativa. Per questo molti punti che potevano essere felici argomenti di digressione e approfondimento vengono lasciati ai margini, rendendo il mondo creato molto meno solido di quanto si meriterebbe: non viene approfondita la questione delle caste (quante, quali, perchè) così come passa drammaticamente nel sottotesto il perchè della suddivisione in Orientali e Occidentali e dei rispettivi giochi di forza (doverlo scoprire nella sinossi è quasi un delitto!) e non viene affatto approfondito il personaggio dell’esaminatore buono, che invece poteva essere una fantastica freccia all’arco dell’arricchimento della trama.
A voler trovare una pecca, o per lo meno individuare un errore commesso da molti nella scrittura di romanzi e racconti di fantascienza, è l’infodump iniziale, o meglio, quella necessità percepita dall’autore di spiegare la straordinarietà del mondo che ha creato, sia attraverso espressioni didattiche all’interno del testo, sia tramite una titolazione altisonante dei capitoli. In questo caso, visto che la vicenda si svolge nell’arco di qualche giorno, una titolazione con anno, mese e ora ogni poche pagine produce l’effetto contrario a quello desiderato: invece di aiutare la comprensione di alcuni passaggi avanti/indietro/avanti nel tempo narrativo, l’informazione si perde.
Nel complesso comunque una lettura gradevole, ben scritta e interessante. Consigliato.

Ti interessa questo libro? Compralo su Amazon!

La bugia di Natale – S. Grahame-Smith

Postato da Legione il 19 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/la-bugia-di-natale-s-grahame-smith/

Si tratta sicuramente della storia più raccontata di sempre, non a caso è stato il primo libro ad essere stampato. È probabilmente una delle leggende più note, in tutti gli angoli della cristianità, e che unisce tutti i popoli credenti sotto un’unica bandiera comune: la storia della nascita di Gesù è appunto La storia per eccellenza.
Ma in quanti hanno intravisto all’interno di questo racconto tutte le caratteristiche peculiari classiche di una qualsiasi storia di fantascienza? Di certo lo ha fatto, e in un modo del tutto inatteso ed appassionante, il signor Grahame-Smith, che si è già distinto in un paio di altre brillanti occasioni per la rilettura in chiave horror della storia e della letteratura: se è riuscito a far diventare best seller Orgoglio e Pregiudizio popolandolo di zombie ed è riuscito a trasformare uno dei padri della patria americana come Abraham Lincoln in un cacciatore di vampiri senza essere lapidato sulla pubblica piazza, vuol dire che costui è uno scrittore che sa il fatto suo.
Non abbiamo avuto modo (ancora) di leggere i suo romanzi precedenti ma abbiamo visto quanto basta con questo romanzo, La bugia di Natale.
Per assurdo, nel complesso l’autore riesce a tirare fuori una storia del tutto credibile anche se fortemente caratterizzata dalla magia e dal soprannaturale (o divino, se si vuole): i personaggi sono ben immersi nella realtà del medio oriente di 2000 anni fa, con le loro peculiarità in taluni prosaiche e superstiziose in altri, e la trama è del tutto ragionevole se si considera quanto una tradizione orale sia per sua natura in grado di modificare e trasformare qualunque tipo di storia.
Ecco quindi che il nostro occidentale Baldassarre diventa Balthazar, e ben lungi dall’essere un savio magio proveniente da Oriente è un saccheggiatore di fosse comuni che ha sviluppato una brillante carriera come ladro pluridecorato con tanto di nomignolo altisonante (“Il fantasma di Antiochia”). È lui il protagonista di fatto della storia, nella quale scopriamo per la prima volta il volto di Erode, un re fantoccio dell’Impero piagato nel fisico e nella mente; il lato umano e semplice di Maria e Giuseppe al di fuori della pura iconografia; gli esordi del celebre Pilato.
Ne risulta un romanzo particolarissimo e piacevole da leggere, elaborato con cura e maestria da un autore che non ha paura di osare. A voler trovare una pecca, possiamo dire che ci siano alcuni scivoloni sia nella traduzione che nell’editing: siamo ancora un po’ turbati sulla presenza degli stambecchi nel deserto, per esempio, che in più posti nel romanzo fanno la loro apparizione come osservatori esterni e inconsapevoli.
Nel complesso comunque La bugia di Natale costituisce un piacevole romanzo di genere che non mancherà di stuzzicare la curiosità dei lettori e che potrebbe essere un originale regalo adatto proprio alle festività natalizie.

Ti interessa questo libro? Compralo su Amazon! La bugia di Natale

Scheda: Epidemia zombie – Z.A. Recht

Postato da A&C Staff il 16 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/scheda-epidemia-zombie-z-a-recht/

La fine del mondo ha inizio con un virus, un’epidemia senza precedenti nella storia dell’umanità. Gli infetti cadono in preda alla febbre e al delirio, mostrano una tragica inclinazione ai comportamenti violenti e vanno incontro a un tasso di mortalità del cento per cento. È la morte, ma non la fine. Le vittime risorgono dall’oltretomba e tornano a camminare sulla terra. Per contenere la diffusione dei morti viventi viene allestita una gigantesca operazione militare, ma il piano fallisce e la piaga si espande fino ad assumere le proporzioni di una vera pandemia. Di colpo, la vita torna a concentrarsi sulle necessità primarie. Svaniscono le insignificanti preoccupazioni del quotidiano. Scompaiono i rassicuranti agi di un sistema civilizzato. Non resta che aggrapparsi a una singola legge della natura: vivere o morire. Uccidere o essere uccisi. In un remoto angolo di mondo, un generale temprato da innumerevoli battaglie osserva ciò che resta dei suoi uomini: una giovane dottoressa, un fotografo di lungo corso, un impulsivo soldato semplice e una dozzina di profughi. Tutti sotto la sua responsabilità, a migliaia di chilometri da casa. Intanto, negli Stati Uniti, un colonnello dell’esercito scopre gli oscuri segreti legati al virus Morningstar e chiede aiuto a un noto giornalista per rendere pubbliche le informazioni…

l’autore

Zachary Allen Recht (4 febbraio 1983 – 10 dicembre 2009) è stato uno scrittore americano. Si è occupato di tematiche zombie e nel 2006 ha pubblicato il suo primo romanzo Epidemia Zombie firmandosi semplicemente Z.A. Recht. Il suo secondo romanzo, Tuono e cenere, è stato pubblicato nel 2008. Il terzo e ultimo romanzo della trilogia, Sopravvissuti è stato completato da Thom Brannan nel gennaio 2011 e ha visto le stampe nel giugno 2012.

Recht si è arruolato nell’esercito statunitense e ha completato l’addestramento militare nel campo di Fort Jackson, in Carolina del Sud, diplomandosi come primo caposquadra e trionfando nella gara finale di tiro di precisione. Nel 2007, è stato assunto nella redazione del The Journal, un quotidiano di Martinsburg, nel West Virginia.

Ti interessa questo libro? Compralo su Amazon! Epidemia zombie

La ragazza di fuoco – regia di F. Lawrence

Postato da Legione il 15 Dicembre 2013

http://annessieconnessi.net/la-ragazza-di-fuoco-regia-di-f-lawrence/

La ragazza di fuoco è probabilmente l’unico caso per il momento disponibile nella storia del cinema in cui il secondo film di una serie risulta essere qualitativamente migliore del suo predecessore.
Sicuramente l’ha fatta da padrone l’aumento del budget a disposizione della produzione: se per Hunger Games si è puntato il più possibile sulla creazione di un legame fortemente emotivo con la protagonista, per mantenere viva l’immedesimazione forte creata dal romanzo in prima persona, girando a proprio favore una limitatezza di budget che ha fatto volare basso la produzione e gli effetti speciali; con La ragazza di fuoco la possibilità di poter puntare più in alto, alzando l’asticella della completezza dello show, ha fatto sì che il prodotto confezionato fosse molto più godibile anche dal puro punto di vista estetico.
Va anche dato merito alla qualità recitativa degli attori, che se nel primo film era già elevata, in questo secondo episodio tocchiamo vette davvero apprezzabili.
La Lawrence sembra più matura e più consapevole di quello che è il suo talento, rimanendo comunque naturale, che è in fondo il suo punto di forza: tutto il film ruota attorno alla sua bravura e alla sua capacità di essere una ragazza forte e fragile, ma soprattutto disarmata davanti all’orrore in cui nuovamente, suo malgrado, è immersa. Una pedina che inizia a rendersi conto del suo status di pedina, alla quale nessuno dice niente ma di cui tutti cercano di deciderne le sorti in virtù della strumentalizzazione di quello che è stato solo un gesto di autoconservazione.
Sempre carino e inevitabilmente con un ruolo di sfondo, Josh Hutcherson rappresenta lui forse ancora meglio di Katniss il ruolo della vittima degli eventi: innamorato senza speranza, trascinato all’interno di una situazione in cui comunque la si giri risulta perdente, aspira esclusivamente a salvare la sua amata, in fondo crogiolandosi con semplicità all’interno della sua scarsa autostima e del suo senso di profonda inutilità. In questo episodio però il personaggio acquista agli occhi degli spettatori (e di Katniss quindi) una profondità che avevamo solo sospettato e viene gettato il seme di quello che sarà effettivamente il Grande Dubbio Amoroso nella protagonista e che si esprimerà al suo meglio nei prossimi episodi.
Una nota naturalmente anche per i nuovi personaggi secondari, che in questo episodio sono molti e con ruoli piuttosto rilevanti. Bisogna dire che a parte forse Finnick, figo ma non tanto da oscurare i protagonisti (chi ha letto il libro sa il perché di questa osservazione) che lascia un buon potenziale di approfondimento per i figuri sviluppi del personaggio, gli altri sono un po’ forzati all’interno dei loro stereotipi individuati nel romanzo. Wiress e Beetee sono calzantissimi nei personaggi ma un po’ freddi, Johanna Mason è perfetta nella parte della schizoide ma non riesce ad essere del tutto convincente a causa di una certa teatralità forse studiata ad arte, mentre gli altri sono del tutto marginali. Merita almeno una citazione per l’efficacia la scelta di rendere incapace di parlare l’anziana e dolce Mags, che con il suo sorriso disarmante riesce a rendere speciale un personaggio per il quale, anche nel romanzo, non si può non provare tenerezza.
Un consiglio a tutti gli amanti della saga: se ancora non avete letto i libri, non leggeteli prima di vedere il film. Quando abbiamo visto Hunger Games non avevamo letto il relativo romanzo e l’effetto è stato deflagrante per pathos e coinvolgimento emotivo; ora che abbiamo assistito alla proiezione de La Ragazza di fuoco dopo aver letto il romanzo ne siamo entusiasti ma decisamente meno sconvolti e molto più freddini. Ciò non toglie che per gli estimatori sia la lettura che la visione sono esperienze decisamente piacevoli e che consigliamo vivacemente.

Acquista Hunger Games su Amazon:
Hunger Games
Hunger Games (2 DVD)

Ti interessa questa storia? Acquista i romanzi su Amazon!
Hunger games
La ragazza di fuoco.
Il canto della rivolta.