Archive for July, 2010

Uomini che odiano le donne - S. Larsson

Su questo libro molto è già stato detto, quindi scriverne ancora potrebbe risultare ridondante. È un romanzo che sa farsi amare, nonostante alcuni ne abbiano criticato lo stile, non propriamente “di alto livello”, e la storia sia a tratti infarcita da stereotipi di vecchia data.
Premesso questo c’è però un aspetto in Uomini che odiano le donne di cui, credo, si possa ancora parlare senza cadere nel già detto. Basta leggere il titolo per capire di cosa si tratta: l’odio, la violenza che alcuni uomini provano nei confronti delle donne.
Certo, è vero che la storia parla di un serial killer, di un pazzo esaltato da se stesso e dalla sua psiche malata, quindi la violenza di costui è fine a se stessa, ma è anche vero che ogni parte del romanzo è accompagnata da dati reali che fanno venire i brividi. Ad esempio:

Parte Prima: “In Svezia il 18% delle donne al di sopra dei quindici anni è stato minacciato almeno una volta da un uomo”.

Almeno una volta. Nell’uomo c’è spesso una violenza gratuita e non giustificabile nei confronti della donna: fisica o psicologica che sia. E di questa violenza subìta che non può (e non deve) essere tollerata è simbolo Lisbeth Salander, il personaggio icona di Larsson, quello meglio riuscito, capace di ritagliarsi un ruolo da co-protagonista accanto al giornalista, “macho dal cuore tenero”, Mikael Blomkvist.
Ogni donna che si è sentita impotente di fronte a un uomo, per un’attenzione non richiesta, uno spazio violato, un rispetto negato, ha sognato di essere come Lisbeth Salander, di avere la sua stessa freddezza e lucidità per mettere in pratica non una vendetta come quella che amano gli uomini – violenta e letale – ma quella più sottilmente femminile: la tortura psicologica. Quello che hai fatto ti rimarrà marchiato addosso perché tu non lo possa più fare: questo è il potere di una donna su di un uomo, questa la vendetta di Lisbeth sul suo aguzzino.
Il merito di Larsson in questo libro non è solo quello di aver scritto un ottimo giallo-thriller dal ritmo incalzante, ma anche di aver saputo dar vita a un personaggio come Lisbeth, ovvero un personaggio che, anche a mistero scoperto, continua a stupirti e al quale finisci persino per affezionarti perché, per quanto non vorresti essere come lei, una parte di te l’ammira e spera che sia lei a vincere su tutti.

Recensione scritta da L’Imbrattacarte

 

Womenomics - C. Shipman, K. Kay

copertina womenomicsPartiamo da una premessa: l’Italia non è l’America. E fin lì siamo tutti d’accordo. Claire Shipman, una delle autrici del libro, è americana, Katty Kay, l’altra autrice, vive negli Stati Uniti anche se è inglese. Womenomics, quindi, è un libro scritto da due donne immerse in una realtà che, sotto certi aspetti, è lontana anni luce da quella italiana.

Sottolineiamo “sotto certi aspetti” perché è pur sempre vero che l’Italia ha idolatrato gli USA per molto tempo cercando di assimilarne quanto di meglio (o di peggio) poteva.

Considerata questa premessa, proviamo a immaginarci una giornata in cui, delle 24 ore che abbiamo a disposizione, “solo” 4 o 6 sono dedicate al lavoro: dedicate seriamente, con zelo e senza il costante pensiero di “far passare il tempo”. Così, anche se siete un manager, potete ricoprire il vostro ruolo senza lavorare 10 ore al giorno ed essere reperibili nei fine settimana.

Un’utopia? Ebbene, le autrici di Womenomics affermano di no. Tutto ciò che ci separa da quell’invitante realtà è un modo di pensare antiquato e la paura nei confronti dei cambiamenti.

Il problema fondamentale di una società come la nostra è l’idea che per essere qualunque cosa si debba prima di tutto apparire: sono capace di produrre solo se lavoro tanto. Più lavoro e più produco. Più produco e più guadagno. Più guadagno e più… sono importante. Ma è davvero così?

Per una mentalità che considera equivalenti successo, competitività e ambizione, non ci sono dubbi eppure, come dimostrano Shipman e Kay attraverso storie e dati raccolti durante le loro indagini, il successo è qualcosa di molto più sfaccettato e la produttività non viene garantita dalle ore passate in ufficio.

La tesi su cui si fonda il libro è che si possa ragionevolmente accorciare l’orario di lavoro senza perderne in produttività, al contrario, aumentandola.

Un orario di lavoro più corto ci permetterebbe di stare di più con la nostra famiglia, i figli, il partner, gli amici, di coltivare vecchi e nuovi interessi, di trovare un equilibrio a una vita che, per come viene concepita ora, non ne ha.

Il titolo del libro è un mix tra “women” (donne) ed “economics” (economia) in quanto le due autrici partono dal presupposto che sono proprio le donne, più degli uomini, a sentire il bisogno di trovare un equilibrio tra lavoro (che consente indipendenza economica e realizzazione personale) e vita privata.

La chiave di volta, affermano, è il cambiamento di una mentalità che, ora, si basa e valorizza esclusivamente i tratti maschili del successo, svalutando se non negando quelli femminili.

È un libro che si legge bene, scorre senza intoppi e offre spunti interessanti su cui riflettere anche se, obiettivamente, poco applicabili nella realtà aziendale italiana (spesso guidata da giovani-vecchi felici di sposare filosofie arcaiche e non scatenare alcuna rivoluzione).

In Italia sentiamo sempre più spesso dire che “stiamo tornando indietro, invece di andare avanti”, ma libri come Womenomics offrono una speranza. Mostrano una prospettiva diversa e le conferiscono valore, mettendo in evidenza i risultati ottenuti da aziende che hanno applicato i suoi modelli; innescano nelle persone, donne e uomini, il tarlo del cambiamento, di un possibile nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata.

Perché, alla fin fine, un’utopia non è qualcosa di irrealizzabile, bensì una realtà che ha semplicemente bisogno di un luogo per esprimersi. E di qualcuno abbastanza coraggioso per concederglielo.

Recensione scritta da L’imbrattacarte

 

Scheda: Invito in giardino - Lisa Brun

Da alcuni anni il paesaggio e i giardini sono oggetto di sempre maggiore interesse: si analizzano, classificano, tutelano, valorizzano.
Soprattutto si osserva come lo spazio dedicato al giardino nei centri storici delle città stia progressivamente – e desolatamente –diminuendo.
Nel grazioso saggio Invito in giardino, riccamente illustrato con immagini storiche e fotografie, Lina Brun ci accompagna in una passeggiata nei giardini più belli di Torino e dintorni. Alcuni di essi sono nascosti, perché esistono solo in antiche raffigurazioni; alcuni sono ormai perduti; altri inaccessibili, perché appartenenti a un convento. Ci sono i giardini ritrovati, quelli inattesi, perché creati all’interno di
quella che una volta era stata una fabbrica e infine quelli inventati, cioè realizzati con meticolosità osservando il giardino di tipo medioevale.
Che sia un giardino sfarzoso in un palazzo nobiliare, ricco di fontane, statue e intrichi di piante e alberi, oppure semplice, silenzioso, ideale per pregare e meditare. Destinato alla coltivazione di piante medicinali oppure botanico, ricreato cioè per raccogliere una grande varietàtà di piante catalogate a scopo scientifico, il giardino medioevale, rinascimentale, barocco e all’inglese suscita nel visitatore sempre un enorme fascino.
Leggere questo testo, impreziosito da sorprese, documenti inediti e antiche ricette con fiori e frutti, tratte da volumi del XVIII e XIX secolo, aiuterà sicuramente a scoprire o riscoprire una Torino forse dimenticata…

L’autrice
Lina Brun, ex insegnante torinese, lavora oggi a tempo pieno come guida turistica. È autrice ed editrice dei suoi libri, alcuni dei quali plurilingui per bambini e ragazzi. Considera ogni suo libro un’emozione unica. Donna dinamica, allegra e simpatica, vive con la mamma di 103 anni, di cui si occupa personalmente.

Invito in giardino
Edizioni Lina Brun
Pagine: 128 con illustrazioni
Euro: 16,00

 

Sheda: Eileen e il sogno di Velathri - E. S. Pietra

Narra un’antica profezia che un giorno sarebbe nata una bambina dagli occhi di diverso colore che avrebbe deciso la sorte dell’eterna battaglia fra il bene e il male…
Eileen è una ragazzina apparentemente come tante. Dodici anni, scozzese, capelli rossi e ricci, lentiggini. Ma i suoi occhi sono di colore diverso l’uno dall’altro, perché è una fata, discendente da un Popolo Fatato dalle magiche abilità nonché Guardiano del Tempo. La sua vera identità le è stata tenuta nascosta per difenderla dalla perfida Nimue, che tiene in ostaggio i suoi genitori. Venuta a conoscenza del suo destino, Eileen deve decidere da che parte stare…

L’autrice:
Elena Stefania Pietra, classe 1971, dopo il diploma di infermiera professionale ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con una
tesi sul rapporto esistente tra la fiaba tradizionale e il genere fantasy contemporaneo.
Attualmente vive vicino al Lago di Garda e lavora con i bambini. È appassionata di gatti e di scrittura di racconti fantastici per
ragazzi. Per Zephyro Edizioni ha già pubblicato nel 2008 Eileen e il salice del tempo, romanzo fantasy che nel 2009 ha vinto il Premio
Valtenesi narrativa per ragazzi.


Elena Stefania Pietra
Eileen e il sogno di Velathri
Zephyro Edizioni
Pagine: 172
Euro: 15,00